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Generazione precaria

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precari

Alla fine della guerra la situazione nel mercato del lavoro era durissima. Da allora e per due decenni si è cresciuti al prezzo di immensi sacrifici; poi il sindacato per 'fare gli interessi dei lavoratori'  in maniera fortemente influenzata dall’aspetto ideologico e andando contro le regole del mercato ha distrutto il rapporto tra datore di lavoro e dipendente irrigidendo oltre ogni misura quel rapporto. Risultato è stato un elevato livello di disoccupazione.
Cosa volete per tornare ad assumere? si è chiesto ai datori di lavoro verso la fine degli anno ottanta? “flessibilità”. Fu risposto cioè tornare a comandare in azienda, cioè a casa propria. Uno dei tanti governi di sinistra introdusse i contratti atipici che erano flessibili e avevano fiscalità più leggera. Un altro di destra completò l’opera. Era quel che ci voleva; così il contratto più effettivamente utilizzato divenne quello atipico. A quel punto, al grido di “pagare tutti per pagare di meno”, il governo Prodi aumento la fiscalità dei contratti flessibili per 'ridurne la convenienza rispetto a quelli a tempo indeterminato’.
Ma non si doveva ridurre il cuneo fiscale al contratto a tempo indeterminato? forse per non fare qualcosa di sinistra o forse per ragioni di centralismo romano certo è che Prodi scelse di rendere i contratti precari meno convenienti almeno tanto quanto lo erano quelli a tempo indeterminato; e aumentò le tasse sui contratti atipici. Risultato è stato che il mercato si e spostato verso contratti ultra precari quali lo stage, le finte partite iva o il nero. La globalizzazione e il crollo della domanda impone una concorrenza feroce anche tra lavoratori e il risultato di tutte queste politiche è stato di creare una generazione precaria. Senza futuro.
Abbiamo così grazie alle numerose ondate di interventi della sinistra il disastro del mercato del lavoro.
Sono profondamente scontenti quelli della generazione precaria; lo sono anche i datori di lavoro spinti al di là del lecito; ancora peggio per gli enti previdenziali che, dopo aver fatto di tutto per prendere di più, prendono molto di meno; peggio pure per l'erario che sta vicino alla bancarotta; il risultato di tutto ciò è che tutta l'economia non cresce. È  oggettivamente difficile riuscire a scontentare tutti e tutti insieme facendo pure l'inverso del proprio interesse: la sinistra italiana ci è riuscita replicando questa sua performance più volte. Cosa fare? La nostra proposta è utilizzare i fondi europei per lo sviluppo per ridurre il cuneo fiscale almeno nelle aree a maggior disagio occupazionale. Si utilizzerebbero tutti i fondi stanziati senza perdere neanche un centesimo destinandoli una volta tanto proprio ai più bisognosi e a quelli che fanno veramente sviluppo: lavoratori e pmi. Troppo difficile? oppure la casta non vuole perdere le tangenti sull'uso di quei soldi destinandoli per grandi opere? chissà! nel frattempo i nostri giovani espatriano, il Presidente della Repubblica parla inascoltato e l’Italia implode.

 


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Autore di questo articolo: Canio Trione

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