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Così il premier ha svelato di chi era la manina

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In Italia è sempre più difficile interpretare e capire i fatti, dato che le dichiarazioni e le notizie diventano sempre più contraddittorie, sempre più confuse forse per creare confusione nelle teste degli italiani, costretti a subire il malgoverno, l’inettitudine e la mala fede di questo governo ormai privo di legittimità e soprattutto di credibilità a tutti i livelli.
Riguardo alla misteriosa manina che ha ficcato nella manovra finanziaria la norma salva-Fininvest e poi prontamente ritirata, e non poteva essere altrimenti, il ministro Tremonti se ne era tirato fuori demandando le spiegazioni a Palazzo Chigi e precisamente nella persona del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Persino Bossi s’era scomodato per difendere il ministro Tremonti. Ora il premier stesso conferma che la norma l’avevano scritta i ministri Tremonti e Alfano, quest’ultimo da poco anche nuovo segretario del Pdl, eletto per acclamazione, che finalmente vuole un partito degli onesti, come se ciò non dovesse essere una verità assiomatica ma una variabile discrezionale.
In tanta bailamme quindi, come poter capire chi è o chi sono i bugiardi? Il guaio è che per tutti noi, mentre cerchiamo di sbrogliare questa intricata matassa in cui si è ormai da tempo avviluppata la verità dei fatti politici italiani, la borsa di Milano perde il 3,5 %, i titoli delle principali banche italiane perdono fino al 7%, la fiducia nel nostro Paese è ai minimi storici e la finanza italiana diviene vittima degli avvoltoi della speculazione finanziaria. Tutto ciò è successo ieri, ennesimo venerdì nero della borsa di Milano, dopo la notizia della richiesta alla Camera di autorizzazione all’arresto del deputato del Pdl Marco Milanese da parte del Gip di Napoli Dott.ssa Amalia Primavera, con l’accusa di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere. Il deputato avrebbe fornito notizie riservate all’imprenditore Paolo Viscione sulle indagini, proprio per rallentarle, della Guardia di Finanza riguardanti lui e le sue società. Milanese in cambio ne avrebbe avuto soldi, auto di lusso, orologi, gioielli e viaggi all’estero.
Per il ministro Tremonti il guaio è che il Milanese fino al giorno prima della notizia della richiesta d’arresto gli pagava l’affitto di 8.500 euro della casa di Roma, subito lasciata dal ministro (grazie, a notizia svelata!), e di avere ricevuto in regalo un orologio di valore. E dato che fino a poco tempo fa il deputato del Pdl è stato un suo consulente al Ministero dell’Economia, è lecito pensare: a che pro questi regali? Certo, ognuno può regalare ciò che gli garba a chi gli pare e piace. Quando si pensa però che il Giudice Ragazzino Rosario Livatino non accettava neppure un caffè dagli estranei, proprio perché credeva fermamente che un uomo delle istituzioni non solo deve esserlo pulito, ma anche deve apparirlo sempre, in ogni circostanza, senza mai destare il minimo dubbio sulla sua onestà, viene naturale constatare il degrado istituzionale a cui è giunta l’Italia!
Fra poco il Parlamento dunque dovrà pronunciarsi su questa richiesta d’arresto e di quella dell’altro deputato del Pdl, Alfonso Papa, ex magistrato e membro della Commissione Giustizia della Camera, nell’ambito dell’inchiesta P4, dove sono coinvolti il faccendiere Luigi Bisignani e il Generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi. Il guardasigilli Alfano ha dichiarato che dopo la lettura dei documenti dell’inchiesta si valuterà serenamente se dare o meno l’autorizzazione all’arresto.
Ma non è finita per questo governo. Proprio ieri è uscita la notizia che il Gip di Palermo ha chiesto l'imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa per il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano. La Procura, che alcuni mesi fa aveva chiesto l’archiviazione per il ministro, ora ha 10 giorni di tempo per formulare il capo d’accusa e chiedere il rinvio a giudizio.
Intanto già nella mattinata i Giudici della Corte di Appello di Milano hanno imposto alla Fininvest, con esecuzione immediata, un risarcimento alla Cir di Carlo De Benedetti di 540 milioni di euro, più gli interessi e le spese decorsi dalla prima sentenza dell’ottobre 2009, arrivando così a una cifra di 560 milioni di euro. Gli è andata bene al premier, dato che la prima sentenza sul Lodo Mondadori aveva stabilito una cifra di 750 milioni di euro quale risarcimento per i danni subiti dalla Cir a causa del primo Lodo pronunciato dal corrotto giudice Vittorio Metta, mentre il corruttore, il Cavaliere Berlusconi se ne uscì con la prescrizione e il suo Avvocato complice, Cesare Previti, venne condannato a un anno e sei mesi.
Il premier dice che ora la norma che proroga i risarcimenti delle aziende fino alle sentenze di Appello e Cassazione può benissimo presentarla in Parlamento, dato che non si configura più come legge ad personam. Beh, caro premier, non è esattamente così, poiché la sentenza sul Lodo Mondadori non è definitiva, a meno che lei non rinunci alla Cassazione. Altrimenti, la norma che lei ritiene giusta, una volta che fosse approvata, prevedendo che i risarcimenti superiori ai 20 milioni di euro (e quello che deve pagare lei supera abbondantemente tale cifra) possono slittare fino alla sentenza definitiva, diciamo incidentalmente ne risulta beneficiario anche lei. Dunque, per non destare sospetti nell’opinione pubblica che ancora una volta lei intende usare le istituzioni per un vantaggio personale, ha tre opzioni riguardo a tale norma: o vi rinuncia definitivamente; o la ripropone dopo l’eventuale sentenza della Cassazione; oppure ponga come tetto minimo una cifra un tantino superiore ai 560 milioni di euro, così non rientrerebbe nel suo caso. In tal modo sarà più credibile!
Quanto sono lontani i tempi in cui il Giudice Ragazzino Rosario Livatino non accettava neppure un caffè dagli estranei.

 


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Angelo Lo Verme collabora con noi da Mercoledì 16 Dicembre 2009.

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