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Addio sud

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Cgil, Cisl, Uil e Confindustria hanno firmato. E lo hanno fatto con una quadrupla ed entusiastica stretta di mano.
Nell’era dei media non contano tanto i contenuti quanto le immagini. E l'immagine della grande impresa che esulta assieme al grande sindacato è sinistramente eloquente: siamo di fronte alla ulteriore e rinnovata compattazione del vecchio blocco nordista con la benedizione della politica (significativamente in mano ai settentrionali e agli ascari meridionali) e dei media che hanno amplificato e non criticato l'accordo.
Erano invece esclusi i soliti perdenti: il Sud (che significa la più grande opportunità di sviluppo d’Italia), i disoccupati (la cui inclusione nell’economia è l’unica strada per lo sviluppo) e i cobas (che sono i rappresentanti del nuovo e del futuro nelle imprese). Perdenti ai quali l’accordo si applica come se lo avessero condiviso.
Si è trattato di un accordo che riguarda l'esistente e cioè privo di proposte per il rilancio dell'economia. Si dirà: non era il tavolo giusto per trattare del rilancio dell’economia; rispondo: sbagliatissimo, quell’accordo - come ogni altro a quel livello - deve andare in primis e per la propria parte verso il rilancio dell’economia in generale e dell’occupazione in particolare; anche perchè l’occupazione è emergenza assoluta; la maggiore e migliore occupazione viene prima di ogni altra questione, conti pubblici inclusi; quindi ogni componente dell'economia deve essere operativa su questo fronte, specie il sindacato. Se no che si fanno a fare questi accordi? Al contrario si è pensato a regolare e spartirsi meglio quel che è;  programmando di imporre agli assenti le decisioni assunte.
L'assenza del tema Sud e l'assenza di un rappresentante del Sud che portasse anche sul piano occupazionale idee e proposte specifiche per il Sud è significativa.
Tutto ciò mentre si licenzia una finanziaria monstre che seppellirà definitivamente ogni residua velleità di ripresa specie nel Sud!!
Che dire poi dell’assenza delle rappresentanze delle Pmi? questa assenza chiarisce una ulteriore volta che i detentori dei poteri forti (appunto i firmatari) non hanno ancora capito appieno che lo sviluppo e l'occupazione vengono e verranno fatti esclusivamente dalle Pmi cioè da quegli imprenditori che non frequentano i palazzi o firmano solennemente i protocolli, ma lavorano duro. Quelle imprese non possono essere rappresentate da quelli che rappresentano le grandi corporation semplicemente perché le due categorie di imprese hanno interessi contrapposti. Le  aziende minori assumono se le condizioni economiche lo consentono e quindi ad esse andava chiesto cosa scrivere nell'accordo per realizzare quelle condizioni e se chiamare anche il governo a siglarlo per la sua parte.
E invece nulla di tutto questo. È evidente che Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.sono completamente fuori dalla realtà.
In definitiva sembra di assistere ai dinosauri in procinto di estinzione che con vecchie ritualità tentano di rinverdire i fasti mediatici cui sono affezionati. La realtà è ben diversa ed è interamente affidata alle piccole imprese; quelle stesse sulle quali si abbatte la scure di chi non sa e non vuole toccare i mammmasantissima dell'economia; quelle stesse che pagano gli errori e gli sprechi della politica, della grande impresa e della grande banca; e quelle stesse che mantengono ancora la baracca Italia in piedi.
Ma fino a quando?

 


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Autore di questo articolo: Canio Trione

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