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All’Italia il primato di crescita dei furti nei negozi

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Non si può certo dire che le edizioni del Barometro Mondiale dei Furti nel Retail siano come il vino. Il tempo non le migliora. Anzi. L’ultima, la terza, mette in luce un incremento significativo pari al 5,9%, a livello globale, di sottrazioni all’interno dei punti vendita e della grande distribuzione rispetto allo scorso anno. Un dato che rappresenta l’aumento più alto di differenze inventariali mai registrato a partire dalla nascita di questo studio nel 2001. La ricerca, condotta dal Centre for Retail Research e patrocinata da Checkpoint Systems, evidenzia che il livello di furti nel commercio ha toccato nel mondo una cifra che supera di poco gli 84 miliardi di euro nel 2009. L’Italia, veniamo alla realtà che più ci interessa, segna una percentuale delle differenze negli inventari dell’1,36% in più rispetto al fatturato del retail. Una crescita, questo il dato più allarmante, del 6,2% rispetto agli stessi dati del 2008. In complesso, secondo il Barometro, i furti sono costati ai negozianti italiani ben 3,8 miliardi di euro. E per lo Stivale le novità non finiscono qui. Si tratta, infatti, del Paese che registra l’incremento più forte tra le nazioni dell’Europa occidentale. Rispetto all’Italia, le cose vanno peggio solo in Slovacchia (+9,8 %), nelle Repubbliche Baltiche-Lettonia, Estonia, Lituania (+6,7%), Repubblica Ceca (+6.5%) e, infine, in Turchia (+6.4%). Ma cosa c’è dietro l’incremento dei furti? Come spiegare gli ultimi dati? Secondo il professor Joshua Bamfield, Direttore del Centro di Ricerca per il Retail ed autore dello studio, i commercianti «attribuiscono le cause di almeno un terzo di tale incremento alla recessione economica». Una spiegazione che sembra particolarmente calzante, purtroppo, se calata nel contesto italiano. È la congiuntura economica negativa che ha generato il balzo in avanti dei furti tra i negozianti italiani. I ricercatori hanno chiesto agli operatori se avessero rilevato rispetto al 2008 un aumento significativo nei furti, tentati o riusciti, da parte di taccheggiatori e dipendenti infedeli. Ebbene, l’Italia appare, nella classifica mondiale, al primo posto nella percentuale di dettaglianti e distributori che dichiarano di aver riscontrato una crescita delle sottrazioni dovuta proprio alla crisi (54,2%). Seguono al secondo posto il Sud Africa (52,6%) e al terzo gli Stati Uniti (51,7%). Se si esaminano le linee di prodotti maggiormente rubati emerge che, a livello globale, le cifre più alte sono state rilevate nel settore abbigliamento e dei capi firmati/accessori (1,84%) e nel settore cosmetici/profumi/prodotti per la bellezza/farmacia (1,77%). E in Italia? Pur rispecchiando le tendenze globali, il nostro Paese si caratterizza per alcune specificità. Scorrendo la classifica dei dieci prodotti più rubati incontriamo al primo posto gli alimentari “freschi” come carne, pesce, salumi e latticini. Seguiti poi dagli articoli per la cura e l’igiene del corpo, ad esempio cosmetici, profumi, ma anche pasta per dentiere e collutori, e da vini e superalcolici. Al quinto posto, invece, si posizionano i capi di abbigliamento che salgono di ben due posizioni rispetto alla classifica italiana di un anno fa. Gli incrementi più significativi nei furti di prodotti si registrano per pile e batterie ricaricabili (+17,8%); prodotti per la cura del corpo, sia maschile che femminile (14,3%); alimentari freschi (+ 10%), alcolici (+ 7,2%) e piccoli elettrodomestici ed articoli per il fai da te (+ 6,5%). Ma chi sono i “ladri”? In Italia i furti ad opera dei clienti rappresentano la causa principale: sono infatti il 50,8%, seguono poi i dipendenti disonesti con il 30,9% del totale; le frodi da parte di fornitori/ produttori e i furti nelle consegne (6,1% ). Infine il 12,2% delle perdite è da attribuire ad errori interni compiuti quando si fa l’inventario. Gli oggetti che spariscono più facilmente, infine, sono quelli di dimensioni ridotte. Accessori preziosi ma anche, immancabili, le scatolette del tonno.
 


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Autore di questo articolo: Francesco Dente

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