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Puniti i comportamenti estorsivi del datore di lavoro

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Il mercato del lavoro, in questo particolare periodo di crisi economica, è indubbiamente a favore degli imprenditori, a causa della netta prevalenza dell’offerta sulla domanda.
In questo scenario, il lavoratori sono costretti, molto spesso, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate, e più in generale condizioni di lavoro contrarie alle leggi ed ai contratti collettivi.
Quando il datore di lavoro, con la minaccia larvata di licenziamento, costringe i propri dipendenti ad accettare una retribuzione mensile inferiore a quella pattuita, si rende colpevole del reato di estorsione, punibile con l’arresto. Il delitto di estorsione nel caso specifico, consiste nel mettere il lavoratore in condizione di tale soggezione e dipendenza da non consentirgli, senza un apprezzabile sacrificio della sua autonomia decisionale, alternative meno drastiche di quelle alle quali si sente costretto. In questa prospettiva anche lo strumentale uso di mezzi leciti e di azioni astrattamente consentite può assumere un significato ricattatorio e genericamente estorsivo, quando lo scopo sia quello di coartare l’altrui volontà.
Un accordo contrattuale tra datore di lavoro e dipendente, nel senso dell’accettazione da parte di quest’ultimo di percepire una paga inferiore ai minimi retributivi, non esclude di per sé, la sussistenza dei presupposti dell’estorsione mediante minaccia, in quanto anche uno strumento teoricamente legittimo può essere usato per scopi diversi da quelli per cui è disposto e può integrare una minaccia ingiusta, perché è ingiusto il fine a cui tende.
Anche quando il datore di lavoro costringe, dietro minaccia di licenziamento, i propri dipendenti a quietanzare buste paga recanti somme inferiori rispetto a quelle effettivamente ricevute, compie il reato di estorsione, in quanto tale comportamento è inteso a perseguire un ingiusto profitto con altrui danno.
Spesso accade che gli imprenditori assumono comportamenti prevaricatori in costante spregio dei diritti dei lavoratori avvalendosi della situazione nettamente a loro favore, del mercato del lavoro. Frequentemente infatti, molti accordi a sfavore del dipendente non vengono raggiunti liberamente, ma praticamente estorti.
Il problema reale è rappresentato dal fatto che l’elevato tasso di disoccupazione induce il lavoratore, bisognoso di un impiego, ad accettare tali comportamenti e soprattutto a non denunciarli, in quanto la primaria esigenza è rappresentata dalla necessità di avere uno stipendio che, anche se inferiore a quanto stabilito dai contratti collettivi di lavoro, rappresenta per molti l’unica forma di sostentamento.
 

 


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Marina Carrozzini collabora con noi da Lunedì 29 Marzo 2010.

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