Chi utilizza il telefono cellulare da più di 10 anni ha buone probabilità di contrarre due tipi di tumore: il glioma, un tumore del tessuto nervoso altamente invasivo caratterizzato da una prognosi infausta; il neurinoma dell'acustico detto anche neuroma o schwannoma, un tumore benigno che nasce dall'ottavo nervo cranico.
Gli scienziati, i ricercatori ne sono consapevoli. E, da tempo, provano ad informare gli utenti. Senza successo. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Occupational Environmental Medicine e condotta da due scienziati svedesi, Lennart Hardell dell'University Hospital di Orebro e Kjell Hansson Mild della Umea University, evidenzia quanto possa essere pericoloso il cellulare per la salute dell'uomo.
Ora, il nesso causa-effetto tra tumori e cellulare, almeno in Italia, è stato “sdoganato” anche in tribunale. Nella causa tra l’Inail e un ex manager, la Corte d’Appello di Brescia ha riconosciuto la malattia professionale. Un precedente, senza ombra di dubbio.
Tanto che per il Codacons la sentenza di Brescia “apre la strada ad una possibile class action”.
Vero è che il rapporto tra innovazione tecnologica e salute si alimenta di opinioni e studi che riportano pareri contrastanti, ad ogni studio che dimostra la pericolosità di una tecnologia, ce n'è sempre un altro che afferma l'esatto contrario. Sta di fatto che, nel dubbio, conviene stare in guardia.
A Innocente Marcolini, questo il nome dell’ex manager, la Corte d’Appello di Brescia ha riconosciuto la malattia professionale e un grado di invalidità dell’80 per cento. Aveva sviluppato un tumore benigno al nervo trigemino che gli è costato sette anni di cura, che secondo i giudici era conseguenza dell’uso prolungato del telefono cellulare.
In primo grado il giudice aveva dato ragione all’Inail ed aveva quindi negato il nesso tra la patologia sviluppata dall’ex dirigente d’azienda e l’uso prolungato del telefono cellulare. Ora la Corte d’Appello stravolge tutto. In buona sostanza la patologia denunciata da Marcolini rientrerebbe tra le malattie professionali “non tabellate” dall’Inail.
Ora, sempre che l’Inail non decida di ricorrere in Cassazione, all’ex manager dovrà essere garantita una rendita a vita. Nel frattempo c’è un altro ex manager, questa volta di Cremona, che è pronto ad approdare in tribunale per un caso analogo.

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