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Corrida di tori, un ricordo per Barcellona

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Barcellona ha scelto: il tempo dei tori è finito in Cataluña. Logiche politiche, questioni identitarie, tradizioni e modernitá si intrecciano. Ma la proposta di iniziativa popolare di abolizione delle corride è ormai legge.
IIl 1˚ gennaio 2012 Cataluña sarà una regione senza corride; la seconda della Spagna dopo le Canarie che le abolirono nel 1991. Con 68 voti a favore, 55 contro e 9 astenuti, il Parlamento Catalano ha approvato il 28 luglio 2010 la proposta di iniziativa popolare (ILP) che richiede l’abolizione delle corride di tori in tutta la comunitá catalana. A favore, la maggior parte dei deputati nazionalisti catalani di Convergenza e Unione (CIU), quelli di Iniziativa per Cataluña verde (ICV-EUiA) e di Sinistra repubblicana di Catlauña (ERC). Contro si sono schierati i socialisti catalani (PSC), tranne due deputati, i deputati del Partito popolare (PP) e quelli del Gruppo misto.
L’iter per l’approvazione della legge è partito giá un anno e mezzo fa, quando il movimento animalista catalano, la piattaforma Prou, decise di raccogliere le firme per modificare la legge catalana di Protezione degli animali. Dovevano raccogliere 50 firme in 120 giorni, dopo neanche tre mesi Prou apportava giá 180mila firme di catalane e catalani che appoggiavano la proibizione delle corride.
Cosi anche Cataluña segue le sorti separatiste tutte spagnole e si divide ancora. In questo caso le parti implicate sono due: gli amanti della tauromachia e i difensori dei diritti degli animali.
I cosiddetti ‘pro taurini’ chiedono, infatti, giá di riccorrere al Tribunale Costituzionale, additando alla piú intima tradizione della cultura spagnola e innalzando la voce contro falsi nazionalismi dettati da gruppi politici che vogliono imporre la propria morale.
Non sará del resto un caso che una settimana dopo l’incontro atteso tra il presidente del governo spagnolo, Luis Rodriguez Zapatero e quello della Comunitá Catalana, José Montilla, sulle sorti del richiesto statuto speciale per i catalani, rifiutato dal Tribunale costituzionale, sia stata approvata questa iniziativa popolare, come per distinguere ulteriormente i sentimenti di un popolo spagnolo mai trovatosi unito. 
In Cataluña, la percentuale di corride che si svolgono durante l’anno è rispettivamente più bassa rispetto alle altre Regioni come in Andalusia e Madrid. Un investimento in denaro, con fondi pubblici, che ogni anno le diverse amministrazioni regionali destinano alle migliaia di feste, festival e corride che brulicano in Spagna, soprattutto durante i mesi estivi.
Un giro d’affari che si aggira intorno ai 560milioni di euro annuali, secondo uno studio pubblicato della Fondazione animalista spagnola Altarriba, e che gioca con la vita di circa 10mila tori all’anno in tutto il paese.
Ora, l’altro duro scoglio sará tentare di stabilire quanto denaro il Governo catalano dovrà destinare all’indennizzazione delle imprese organizzatrici degli eventi taurini. Una cifra che si stima sia tra i 300 e i 500 milioni di euro, e che tradotto in spese per ogni contribuente catalano sará di 57 euro sulle proprie tasse.
Certo, in un momento economico tanto delicato per gli spagnoli, e di pretese indipendentiste che richiedono sempre maggior autonomia, la legge di iniziativa popolare di proibizione delle corride in Cataluña, puó apparire come uno specchietto per le allodole. Ma, la diversione tutta umana di gioire vedendo un animale soffrire, conducendolo fino alla morte non ha piú senso di esistere nelle moderne e civili società contemporanee. I simboli culturali e tradizionali sempre resteranno inamovibili e i tori potranno dormire sonni tranquilli. Almeno in Cataluña.

 


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Autore di questo articolo: Leandra Carella

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