Amnesty Internazional ha presentato il Rapporto Annuale 2010. Nel periodo gennaio - dicembre 2009, Amnesty International segnala violazioni in 159 paesi e punta il dito contro quei governi potenti che stanno bloccando i passi avanti della giustizia internazionale, ponendosi al di sopra delle norme sui diritti umani, proteggendo dalle critiche gli alleati e agendo solo quando politicamente conveniente.
"La repressione e l'ingiustizia prosperano nelle lacune della giustizia globale, condannando milioni di persone a una vita di violazioni, oppressione e violenza", ha dichiarato Christine Weise, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, nel corso della presentazione del Rapporto annuale.
A livello mondiale, le lacune della giustizia hanno rafforzato un pernicioso reticolo di repressione.
Le ricerche di Amnesty International hanno documentato torture e altri maltrattamenti in almeno 111 paesi, processi iniqui in almeno 55 paesi, restrizioni alla libertà di parola in almeno 96 paesi e detenzioni di prigionieri di coscienza in almeno 48 paesi.
Nella regione Medio Oriente e Africa del Nord, l'intolleranza dei governi nei confronti delle critiche è stata sistematica in Arabia Saudita, Siria e Tunisia e la repressione è aumentata in Iran. In Asia, il governo della Cina ha esercitato ancora più pressione verso chi provava a sfidare la sua autorità, attraverso arresti e intimidazioni di difensori dei diritti umani. Migliaia di persone, a causa della forte repressione e delle difficoltà economiche, hanno lasciato la Corea del Nord e Myanmar.
Tra gli altri dati che emergono dal Rapporto annuale 2010 di Amnesty International, si segnalano:
• gli sgomberi forzati di massa in Africa, come in Angola, Ghana, Kenya e Nigeria, che spesso hanno fatto sprofondare ancora di più le persone colpite nella povertà;
• l'aumento delle denunce di violenza domestica contro le donne, degli stupri, degli abusi sessuali, degli omicidi e mutilazioni successivi agli stupri in El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras e Messico;
• lo sfruttamento, la violenza e le violazioni che milioni di migranti della regione Asia e Pacifico hanno subito in paesi come Corea del Sud, Giappone e Malesia;
• il profondo aumento del razzismo, della xenofobia e dell'intolleranza nella regione Europa e Asia centrale;
• gli attacchi compiuti da gruppi armati in alcuni casi apparentemente affiliati ad al-Qaeda, che in paesi come Iraq e Yemen hanno acuito l'insicurezza.

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